Heres e l'Arte


Marco Fidolini

Renaissance

Alberto Giuliani

- Tecnica: Fotografia


L’aria profumava di coraggio e possibilità. Il fronte talebano era caduto e per la prima volta, da nord si poteva sognare di arrivare a Kabul tutto d’un fiato, senza paura né armi, anche in bicicletta. Si ritrovavano gli amici, si abbracciavano le famiglie, per troppo tempo divisi dalle trincee. In quei giorni di metà novembre del 2001 nacque un sogno. Nel nuovo millennio il popolo afghano si rialzava, tutto rinasceva, in un’euforia sincera e semplice che non si può dimenticare. In quei giorni tutti immaginammo un mondo diverso e non importa se la storia che arrivò non fu tanto docile. Come recita un detto di quelle parti, il tempo è insignificante quanto una pietra sulla via. Nella gioia delle difficoltà vinte, i sogni si fanno immortali.   Alberto Giuliani

Sospensione

Alberto Giuliani

- Tecnica: Fotografia


Ho sempre amato le aree di transito degli aeroporti. Hanno un non so che di rassicurante. La gente che le popola si muove incerta in un tutto immobile, distratto dal mondo ma non dalla vita. In quei posti, una tazza di caffè americano o un sandwich imbottito possono essere interminabili e diventano per me il viatico di uno sguardo capace di intravedere l’essere umano che sta in ogni persona. Vanno o tornano? Dove? O da chi, e perché? Così popolo quel tempo sospeso di possibilità e fantasie; l’attesa diventa un purgatorio. Nel mondo ci sono luoghi che più di altri si apprestano per perdersi, che ci concedono il tempo di restare soli con noi stessi e così facendo ci offrono la possibilità di ritrovarci. Buenos Aires è uno di questi. Credo che la ragione abbia a che fare con la luce, come se in alcuni posti sia possibile una specie di fotosintesi dell’essere. Molto spesso mi è capitato di camminare per questa città con una vaga idea di dove volessi andare e ogni volta mi sono ritrovato davanti un possibile futuro. Se avessi seguito anche solo un invito, oggi potrei essere un marinaio, o un ladro, o un ballerino di tango. O potrei essere anche morto. Ma poco importa come sono andate le cose, perché la bellezza si consuma in quell’istante magico che rende ogni destino possibile. Un momento sospeso, isolato, che arriva con un fremito e prelude a una fortuna o a un errore. In quell’istante la ragione incontra la sorte, e tra la realtà e l’immaginazione nasce la possibilità. Con lo stesso spirito che mi rallegra nelle aree di transito degli aeroporti, mi fermo di tanto in tanto agli angoli delle amate strade porteñe, solo per osservare chi passa. Figurandomi le vite altrui, immaginando ciò che potrebbe attenderli, mi pare di percepire anche il sapore della loro provenienza. Nulla più che sensazioni, sentimentali e impertinenti, figlie di una frazione di secondo e forse anche di un pregiudizio. Ma nell’affanno collettivo che passa per quelle vie, ritrovo la dimensione fatale delle cose. L’attimo, la sospensione. Che sono in fondo anche l’essenza di questo tempo che ci è toccato vivere. Alberto Giuliani

#Senza Titolo

Sabina Mirri

Data: 2019 - Tecnica: Pastello su carta / 134 x 90,5


"Destinato a diventare un personaggio di culto. Si lo so è assurdo, provate voi a spiegarlo"

Nerbo

Namsal Siedlecki

Data: 2017 - Tecnica: argento, rame, nickel, bull pizzle 115x5x5.5 / 96x8x7 / 98x8x3


Il Nerbo è un frustino che i fantini del Palio di Siena - corsa di cavalli di origine medievale (1238 d.C.) - usano per incitare il proprio cavallo alla gara di velocità. Viene realizzato mettendo ad essiccare l’organo maschile reciso dei vitelli (buoi o tori), di modo che raggiunga la lunghezza, la durezza e l’elasticità adatta, conferendogli le proprietà che legittimano il loro uso nella corsa. Le opere si presentano come sottili sculture in argento. Il procedimento realizzativo è affidato alle pratiche più tradizionali, più o meno artificiosamente umane, dalla macellazione all’orificeria. Gli scarti di macellazione vengono avvolti in un prezioso guscio protettivo grazie ad un bagno galvanico di metalli preziosi. Successivamente sono elevati ad opera d’arte, in modo da formare una corazza d'argento tesa a preservare il materiale dalla fisiologica usura temporale. L’artista consente agli oggetti organici, attraverso il processo di galvanostegia, di vivere due vite: una eterna che ne consacra la forma e la memoria, un’altra mortale, destinata a perire senza alcuna possibilità di rinascita Al punto che, vita e morte sembrano dialogare in un abbraccio allegorico.

Nerbo

Namsal Siedlecki

Data: 2017 - Tecnica: argento, rame, nickel, bull pizzle 115x5x5.5 / 96x8x7 / 98x8x3


Opera all'interno della nostra sede

Ottobre 2011

Giuseppe Gallo

Data: 2011 - Tecnica: tecnica mista su tavola cm 70,5x102,5


L’opera dimostra una varietà espressiva che oscilla tra il ricorso a tecniche antiche e sperimentazione di nuovi procedimenti, tra istanze concettuali e amore per la tradizione. Il suo linguaggio, colto nella trama di rimandi culturali e nella formulazione di un cifrario simbolico che stimola il confronto col passato, nasce dal connubio di forme geometriche ed elementi figurativi nei loro molteplici significati, a un universo di riferimenti, dalla musica alla letteratura, dalla filosofia alla scienza.

Ottobre 2011

Giuseppe Gallo

Data: 2011 - Tecnica: tecnica olio e acquerello 68x102


Opera all'interno della nostra sede

Paesaggio industriale

Marco Fidolini

Data: 2004 - Tecnica: tecnica acrilico e tempera alla caseina 130x92


L’opera rappresenta con realismo forzato una parte di una fabbrica senza far apparire traccia della presenza umana. Il dipinto presenta tutti gli aspetti più caratteristici e ricorrenti della ricerca dell’artista popolata da immagini industriali e urbane, sempre in bilico tra ammirazione e timore verso la perfezione delle macchine, in cui l’uomo gioca spesso un ruolo marginale. Il taglio della composizione di Ciminiera e generatore multitubolare sottolinea l’incombenza della fabbrica, che oscura il cielo con i suoi fumi e miasmi, ed evidenzia l’intento di ritrarre la costruzione industriale come un monumento minaccioso.

Paesaggio industriale

Marco Fidolini

Data: 2004 - Tecnica: tecnica acrilico e tempera alla caseina 130x92


Opera all'interno della nostra sede

Marcelo #9

Pablo Candiloro Marcelo

Data: 2016 - Tecnica: olio su tela 150x200 cm


Dopo il 2011, Candiloro incontra la poltrona Proust due volte a Roma. In quelle occasioni, l’artista interagisce privatamente con l’opera, in un intimo dialogo afono. Ne accarezza la superficie, avverte l’energia di pensiero che sprigionano i materiali e le forme, percepisce la complicità con un oggetto che è allo stesso tempo quotidiano, funzionale, concettuale, scultoreo, pittorico e contenitore di estetiche proprie di epoche diverse, persino molto lontane nel caso di Proust Geometrica. E’ allora che Candiloro decide di mettersi al lavoro su “Stop searching for me, Marcelo“. Il risultato del processo creativo è oggi una serie di dipinti di grande formato in cui l’artista ritrae se stesso seduto sulla poltrona Proust mostrando in ogni tela uno stato d’animo differente. Una trama capillare di eleganti pennellate ad olio riempie l’intera superficie delle tele con andamento ritmico. Le sfumature cromatiche accuratamente scelte risultano quasi didascaliche per la lettura delle emozioni. La sua pittura si racconta attraverso blocchi geometrici, come se ogni elemento fosse un pixel tonale che si armonizza nel tutto, a tal punto da immergere la scena in un silenzio profondo ma limpido, tra carezze atmosferiche e sospensioni motorie.

Marcelo #9

Pablo Candiloro Marcelo

Data: 2016 - Tecnica: olio su tela 150x200 cm


Opera all'interno della nostra sede

#Senza Titolo

Sabina Mirri

Data: 1980-2009 - Tecnica: Pelle, cuoio, elastico , bronzo cm 36x11


L’opera è stata realizzata in due tempi. Nel 1980 l'artista ha ideato e disegnato le scarpe con le ali, che poi sono state realizzate da un artigiano a Roma. Nel 2009 ha modellato i piedi in creta che poi sono stati fusi in bronzo con la tecnica della cera-persa. L’opera per l’artista è molto importante poiché è stata esposta nel 1980 alla galleria Giulia a Roma in occasione di una sua personale esposizione. Le scarpe erano appese al soffitto della galleria con dei fili di nylon invisibile. In quegli anni Sabina viveva con un coniglio bianco di nome Mercurio. Le scarpe sono una citazione al Dio greco e alla leggerezza e velocità del coniglio. L’opera oltre alle scarpe, era composta dal lenzuolo del suo letto dove nel centro aveva dipinto l’Ouroboros ( il serpente che si morde la coda) e 1980 numeri, gli anni da D.C. con l’8 orizzontale a significare l’infinito. Nel 2009 ha poi modellato i piedi fondendoli con il bronzo e calzandoli perfettamente nelle scarpe. L’ invisibile nel visibile.

Ci piace l’idea che la nostra casa sia uno spazio d’ ispirazione. Una fonte di idee e creatività. 

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