Champagne is Wine – la prima volta non si scorda mai

21 Settembre 2023

Tra le mete del turismo mondiale si annoverano i grandi territori di produzione del vino. Nel bene e nel male è un dato di fatto, e la Champagne, per fama e dimensioni, è in vetta alla lista dei must di una platea che va ben oltre a quella degli appassionati. Poi c’è la prima volta per chi, come due nostri giovani collaboratori, ha deciso di dedicarsi al mestiere di vendere vino.

Ed è stato un classico.

Metà luglio, furgone nove posti, ritrovo a Alessandria ovest, acqua e biscotti per un reggimento, navigatore puntato e caldo africano. Il primo miracolo è avvenuto a Reims, non tanto per essere riusciti ad entrare nel condominio e poi l’appartamento, una caccia al tesoro fatta di codici, porte e porticine, ma per lo scarto di 10°C: da 35 andati a 25 scarsi, con risvegli più vicini ai 15. Già questo bastava per voler piantare le tende. Gli altri miracoli sono avvenuti soprattutto nei calici, e ci immaginiamo, negli occhi di Davide e Gabriele, che per la prima volta si sono trovati a visitare questa terra. Occhi che ci siamo fatti nostri, in parte, perché la sedimentazione del cosiddetto sapere porta spesso al tramonto dell’entusiasmo.

A far scoccare le scintille ci hanno pensato i produttori che ci hanno accolti nelle loro cantine, se non letteralmente in casa. Ognuno a modo proprio, com’è giusto che sia, perché in fondo questa vita, fatta di lavoro, non è scritta nello stesso modo per nessuno, ed è bello cogliere le sfumature dietro a una scelta. La maglietta indossata da Benoit Munier mentre passeggiavano tra i filari della sua micro-azienda, 1,6 ettari – “Nous vivons d’amour et de Champagne” – ha fornito l’aforismo perfetto per dare un senso a tutto questo e, ovviamente, al nostro viaggio. La vigna fino alla morte, altro motto di Benoit, che dirige le sue vigne come fosse un’orchestra polifonica, ogni giorno con un amore rinnovato, perché nessuna sinfonia è mai uguale a se stessa.

Di amore e lucidità la scelta di Agnès Corbon, che con le sue 9 annate in cantina ancora da rilasciare, alla soglia dei 50 anni, ha deciso di ridurre drasticamente la propria produzione in quanto oltre alla vigna, ci sono le vite di persone più grandi e più giovani da accudire, ascoltare, accompagnare.

O la scelta di Jean Lallement di risanare la cantina costruita dal padre, un investimento enorme per una piccola realtà che comporta sacrifici, a volte anche stilistici, ma con la solida consapevolezza di avere sotto i piedi vigneti di primo rango tra Verzy e Sillery, oltre che due figli giovani già investiti dal desiderio di continuità. Encomiabile la progressione di De Saint-Gall.

Un’ascesa da brutto anatroccolo a cigno, diventando una cooperativa modello con il vestito da maison, che può attingere da un patrimonio vitato senza eguali per la produzione di una gamma equilibrata e rigorosa.

Il paesaggio Champagne negli occhi, dai villaggi fioriti tenuti come giardini di casa, alle campagne coltivate che attorniano le isole e i pendii vitati, a loro volta avvolte da chiome e stole boscose, ai fiumi carichi di acqua che rispecchiano la tempra e il carattere universale del vino di queste terre.

Bollicine a fiumi, appunto, il desiderio che ti investe risalendo l’Avenue de Champagne a Epernay, la sunset boulevard delle grandi maison che brillano come stelle, con la statua di un frate che si chiamava Dom Pérignon, immortalata giorno dopo giorno nell’etichetta forse più famosa al mondo, e in milioni di foto ricordo.

Ma ciò che colpisce maggiormente, e qui subentra la voce dei più navigati, è il territorio che si è fatto strada nel bicchiere. Quello che una volta era un luogo quasi immaginario, tanta era la suggestione e il potere evocativo del suo elisir, quanto oggi invece sia frutto di ricerca e dettaglio, l’origine, il sottosuolo come pedigree. Champagne is wine, nel senso culturale, un movimento partito da chi lavora la terra, vedi l’ascesa dei vignerons, in particolare degli RM, negli ultimi vent’anni, che oggi abbraccia il concetto di “Champagne” anche per le grandi maison.

 

 

E mentre il mondo evolve sempre più in un villaggio globale, dove i confini verranno delineati dall’abitabilità di un luogo di dare sopravvivenza, il mondo vino massimizza il più piccolo dettaglio, dove centimetri di terra fanno la sfumatura. L’identità che viene dalla composizione della terra, da un tempo molto più libero e presumibilmente eterno rispetto alla vita dell’ uomo. Ed è bello poterlo bere con i sensi, un viaggio che non ha per sua natura un biglietto di ritorno.

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