Viaggio in Borgogna, primavera 2021 – terza parte

7 Giugno 2021

AUTORE

Redazione Heres

Martedì 11 maggio – terza parte

L’amore nelle sue molteplici forme può essere una faccenda disorientante, con frammenti di fama warholiana destinata sin dagli albori all’oblio. Forse Ladoix-Serrigny, il villaggio che demarca l’inizio della Côte de Beaune per chi viene da nord, non ha ancora avuto la sua occasione di ribalta, ma di certo i suoi abitanti possono annoverare mucchi di ore di sonno perse a causa dell’arzigogolato sistema di denominazioni legate alla collina di Corton e ai tre villaggi che spartiscono la pagnotta – non per ultimo l’attribuzione alla fine degli anni ’70 del secolo scorso dello status di alcuni premier cru del proprio territorio alla AOC di Aloxe-Corton. I brutti anatroccoli nella Borgogna della Côte d’Or non mancano, esempio eclatante i Vosne-Romanée – vedi Echézeaux e Grands-Echézeaux – che in realtà provengono da vigne nel comune di Flagey-Echézeaux. Ma l’amore trova la sua strada, specie nel campo di battaglia, e il vino è capace di calmierare i bollenti spiriti à la pisanì et livornesì di fronte a un calice e a un pugno di dollari. E a una famiglia.

I Mallard (si quel Michel Mallard,) ci accolgono con l’arrivo della sera al cancello della propria casa-azienda che si affaccia, oltre la Route Nationale, sulla collina di Corton. La Côte de Nuits ci aveva abituato a un moto ondulato andante interrotto a sprazzi dalle insenature delle combe, e sul finire da un corridoio anonimo tratteggiato dai villaggi minerari di Comblachien e Corgoloin, dove tutto sembra sparire in un déjà-vu di nonnulla. Non sorprende quindi che dopo pochi metri la collina di Corton appare tipo un Ararat, con il suo buffo ciuffo di boscaglia a cingere in vita una gonna a balze vitate che ruotano attorno ai comuni della discordia di Ladoix, Aloxe-Corton e Pernand-Vergellesses. Nell’insieme oltre 600 ettari che svirgolano ampiamente oltre l’asse est, sud-est, sud che contraddistingue la spina dorsale della Côte d’Or, toccando addirittura un ovest pieno nella parte estrema di Pernard. Un rincorrersi di denominazioni presto dimenticate e fagocitate dalla scacchiera intellegibile delle sottodivisioni del vigneto Corton, che con i suoi 160 ettari si pone, e di gran lunga, come il Grand Cru più esteso del reame.

I Mallard conoscono bene le dissonanze di questi luoghi, dai terreni eterogenei, alle insidie climatiche e alle etichette fregiate di denominazioni tutt’altro che conturbanti, ma questo non sembra togliere loro una sorta di esprit de lois, dove un giorno il diritto di appartenenza e costanza saprà dare ai Ladoix, Aloxe ed eminenti Corton un posto al sole nelle carte dei vini internazionali.  Michel, che di giorno fa l’enologo a Domaine D’Eugénie, ci accompagna insieme al papà Patrick in cantina per assaggiare l’annata 2017, avete letto bene, da bottiglia. Uno dei privilegi di essere la cenerentola del vicinato, ci fa capire, è quello di poter seguire le espressioni dei vini senza necessariamente assecondare gli appetiti del mercato. Le bottiglie delle annate 2018 e 2019, ma anche la 2016, giacciono ibernate nelle loro cataste, mentre ci accingiamo a rompere gli indugi con Ladoix Le Clos Royer, una particella village che dona rossi fruttati e carezzevoli. Segue a ruota Aloxe-Corton premier cru La Toppe au Vert, fioriture e chiaroscuri al naso, tonico e articolato in bocca, aprendo la pista ai Corton Grand Cru rossi – Le Rognet e Les Renards – opere di pointillisme didascalico dei terroir, con le tipiche note calde e levigate di Rognet, contrapposte dalla spinta energetica e profonda di Les Renards. Chiudiamo la visita con uno splendido Ladoix blanc premier cru Les Grechons che si prende tutti i vantaggi di essere una particella inerpicata sulla collina, ai limiti del bosco e della Hautes Côtesde Nuits, con note di corteccia e fiori carnosi, innervato di agrume, spezie, finocchietto selvatico, si apre maestoso sul finale fondente e minerale.

Mercoledì 12 maggio

Di nuovo sole dopo due giorni di pioggia e grigiori celesti. Ci svegliamo con il brusio delle campagne circostanti, quella tremenda eccitazione del ritorno alla vite, dove uomini e linfa spingono inesorabili verso il ciclo del compimento. Sarà una giornata di corsa per noi, un breve saluto alla famiglia Pillot a Chassagne-Montrachet, un salto a Beaune per spararci l’ennesimo tampone del ritorno che a questo giro prevede una tappa in Provenza.

La Côte de Beaune si apre sinuosa all’uscita dalla città. L’occhio riesce a cogliere più spazi in un colpo solo, paesaggi luminosi e ridenti, anse vitate e villaggi pastello con nomi che addolciscono la lingua: Pommard, Volnay, Meursault, Puligny, Chassagne. Promesse interrotte dalle ferite lasciate del gelo d’inizio aprile che per alcuni potrebbe significare perdere oltre il 90% del raccolto. Dato che ci conferma Laurent Pillot quando arriviamo in cantina, di corsa come noi, ma la campagna chiama come un uccellino affamato. Riusciamo a fare un giro di assaggi dai legni dell’annata 2020, una rapida panoramica delle varie parcelle dello Chassagne-Montrachet comunale, compatto e affidabile, soffermandoci su alcuni dei premier cru: la canzone dei glicini di Les Champ Gain, la dualità minerale-fruttata di Les Vergers, il soffio roccioso di Les Fairendes, sottozona all’interno del maestoso e complesso vigneto di Morgeot, alle alture manifeste di Les Grandes Rouchottes, ampio e statuario, intarsiato da frutti aciduli che rinfrescano la beva, ritmato da un gioco di spezie delicate e sale nell’allungo finale.  La variegata gamma di Fernand et Laurent Pillot comprende proprietà a Pommard e Volnay arrivate in dote con il matrimonio tra Laurent Pillot e Marie-Anne Pothier. L’indole settaria della Borgogna del vino non ci sembra poi così avvilente, anche se non potremo mai avere una vigna a Meursault o Chambolle, possiamo contare sull’amore dei famiglie di e per questa terra per continuare a sentirci parte, anche solo per osmosi, dei soli di Beaune e dei sogni di Nuits.

La rotta verso La Londe Les Maures è sud pieno e c’è da mettersi il paraocchi per resistere alle tentazioni lungo la strada. Si susseguono come sirene omeriche le uscite verso Mâconnais, Beaujolais,  Lyonnais, Valle del Rodano nord, sud, e poi Orange, Avignone, 5 ore che diventano 7 a causa dell’inteso traffico del ponte dell’Ascensione, ironia della sorte. Prima che il Rodano si unisca al mare, svoltiamo a Est verso Marsiglia. Un aereo lentamente si fa strada in cielo infilando strati di luce rosa e arancio che celano l’immensa baia, magicamente placida a quell’ora in un lungo minuto di silenzio. Jean-Pierre Fayard e la sua famiglia ci aspettano a cena,tra le palme e i campi rilucenti di quarzo di Château Sainte Marguerite. A questo viaggio nel viaggio dedicheremo un nuovo racconto di Heres on the road, o se preferite la vie en rosé.

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